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Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico: - Massa Carrara

il costo del servizio idrico

nelle province di Massa Carrara e Lucca

il costo del servizio idrico

nelle province di Massa Carrara e Lucca
Remo Valsecchi
Olginate (LC), 13 marzo 2021

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA PUBBLICA E I BENI COMUNI
Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via Macerata, 22/A – 00176 Roma - Tel. +39 333 6876990
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org / Sito web:www.acquabenecomune.org

Quanto costa il servizio idrico integrato?

Il costo del servizio idrico integrato, cioè il costo dell'ACQUA, che, ricordiamo, è un bene che si trova in natura, come l'aria, il cui accesso è un diritto fondamentale come ha stabilito l'O.N.U. nel 2010, dovrebbe essere a carico della "fiscalità generale", ossia dello Stato attraverso le imposte che introita sulla base del criterio fissato dall'art. 53 della Costituzione "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Il costo del servizio idrico è una "spesa pubblica" proprio per la sua essenzialità per la vita umana che si potrebbe assimilare, come qualcuno propone e condivido, al costo per la salute pubblico e, quindi, rientrare nell'art. 32 della Costituzione "la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" e, almeno per le persone disagiate essere gratuito come lo stesso art. 32 stabilisce.
Lo stesso art. 154 del d.lgs. 152/2006 (il decreto che regola la gestione del servizio idrico e dei rifiuti anche per l'effetto che i due servizi hanno sull'ambiente, e anche per questo definito decreto ambiente), fissa un principio, anche nel rispetto del dettato costituzionale, quello del "full cost recovery", ossia del principio secondo il quale le tariffe devono garantire la copertura dei costi di gestione del servizio e degli investimenti e nient'altro! Purtroppo lo stesso art. 154 definisce la tariffa il "corrispettivo del servizio" e questo produce un effeto fiscale sul quale sarà opportuno soffermarci.
Con il referendum abrogativo del 12/13 giugno 2011, i cittadini, che rappresentano la "sovranità popolare", quindi la democrazia diretta e non delegata e, pertanto, dovrebbero avere un peso specifico superiore a quella dello stessa Parlamento, si sono espressi per la gestione pubblica del servizio idrico e per la esclusione di ogni remunerazione del capitale investito, ossia del profitto, dalla sua gestione.
I cittadini si sono espressi con una maggioranza che, forse, mai, nessun governo o maggioranza, ha avuto e senz'altro lontanissima dalle maggioranze di questi ultimi anni.
Ma maggioranze e minoranze politiche, hanno deciso che l'espressione popolare è opportuno ignorarla e, quindi, hanno completamente disatteso l'esito referendario.

Come si formano le tariffe. Il Metodo Tariffario e l'Autorità.

autorita idrica toscanaLe tariffe vengono predisposte dall'Ente di Governo dell'Ambito (EGATO) sulla base dello schema tariffario, unico per tutta Italia,arera logo predisposto dall'Autorità, oggi ARERA, e aggiornato periodicamente. Dal 2011 sono quattro i Metodi Tariffari deliberati da ARERA, il MTT, il MTI, il MTI-2 e l'ultimo, deliberata nel dicembre 2019, per il periodo 2020-2023, il MTI-3. La tariffa si forma rilevando tutti i costi che dovranno essere sostenuti per la gestione e la somma dei costi determinati va a costituire il VRGa (Vincolo Ricavi del Gestore), ossia i ricavi che il Gestore realizzerà nel corso dell'anno di riferimento secon il seguente schema predisposto dall'Autorità..
VRGa = Opexa + ERCaCapexa + FoNIa +  Rcatot
Le componenti tariffarie del VRGa per ogni anno: 
  • Opex costi operativi, ossia i costi della struttura operativa, inclusi i lavoratori, si dividono in:
    • endogeni, costi interni della struttura e continuativi
    • aggiornabili, costi esterni per acquisti o servizi
  • ERC copertura dei costi ambientali e della risorsa 
  • Capex costi delle immobilizzazioni ossia degli investimenti
    • costi investimento, in misura principale, gli ammortamenti che sono il recupero finanziaria degli investimenti in rapporto alla vita utile
    • remunerazione del capitale investito, evidenziata in color giallo, abrogata dal 2° quesito del referendum abrogativo del 2011
  • FoNI costi in tariffa per nuovi investimenti compresa la relativa quota di ammortamento
  • Rctot conguaglio relativa al vincolo ai ricavi del gestore dell’anno (a-2)

Il moltiplicatore θ [theta]

Rapportando il VRGa calcolato con il VRGa-2, ossia il VRG del secondo anno antecedente quello di riferimento, si otterrà un coefficiente (moltiplicatore θ - theta) che applicato alle tariffe del secondo anno antecedente, fisserà la nuova tariffa. Se ilmoltiplicatori "moltiplicatore θ" è superiore a 1, avremo un aumento, se inferiore avremo una riduzione delle tariffe (moltiplicando il coefficiente x 100 e sottraendo 100 - o 1 se già trasformato in percentuale - otterremo la percentuale di aumento o diminuzione della tariffa - ndr).
Il moltiplicatore θ applicato può essere inferiore rispetto a quello predisposto da EGATO (Ufficio d'Ambito o ATO) per effetto dei limiti massimi fissati, sulla base di specifici criteri, dal Metodo tariffario e la tariffa risultante è la tariffa massima applicabile. È stata aggiunta, nella tabella, un'ulteriore colonna che esprime il moltiplicatore applicabile escludendo i costi che si ritiene siano completamente esclusi ed estranei alla gestione del servizio o da rivedere nella quantificazione che violano il principio del "full cost recovery" fissato dall'art. 154 del d.lgs. 152/2006 (decreto ambiente).

Lo schema tariffario

Gli importi, espressi nelle tabelle che seguono, sono la sintesi di un singolo anno, l'ultimo disponibile completo di dati, estratti dallo Schema Tariffario e dal Piano Economico Finanziario [PEF] che, di fatto, rappresenta il "piano industriale" ed il "budget pluriennale" della gestione del servizio nell'ambito di riferimento.
L'insieme delle componenti costituisce il costo complessivo previsto per la gestione del servizio idrico nell'ambito specifico. La tecnica utilizzata è quella comunemente utilizzata dalle imprese commerciale nei loro piani industriali anche per la determinazione dei prezzi di vendita dei prodotti e comprende costi virtuali come il profitto e la copertura di eventuali rischi compresi quelli relativi alla concorrenza ed al mercato.
La gestione del servizio idrico, però, dovrebbe escludere il profitto, come hanno voluto gli italiani con il referendum del 2011, e non ha rischi di concorrenza e mercato.
Il costo complessivo ottenuto non viene addebitato all'utente semplicemente dividendo lo stesso per i m3 consumati, in tal caso sarebbe pari al valore indicato come totale della colonna "costo m3".
La prima suddivisione è tra tipologia di utenza, domestica, domestica non residente, operatori del settore agricolo, industriale e terziario, enti pubblici, grossisti, cioè coloro che acquistano l'acqua per rivenderla, e altri.
Alla tipologia domestica residenziale si applica la modulazione per fascia di consumo iniziando con la "agevolata", riferita ai consumi ritenuti essenziali per la vita umana, 50lt/g/persona, segue la base e, poi, altre in aumento per disincentivare i consumi.
Viene suddivisa, poi, tra "quota fissa", mediamente pari al 15/25% del totale, e "quota variabile", ossia rapportata ai consumi.
La "quota fissa" è il primo aspetto di dubbia legittimità poiché prescinde dai consumi effettivi mentre l'art. 154, comma 1, del decreto ambiente stabilisce che tariffa debba assicura "la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga"", cioè in rapporto ai consumi reali di ogni singola persona o soggetto.
Cerchiamo, quindi, di capire se tutti i costi previsti per la determinazione del "prezzo", sono reali nel rispetto del principio del "full cost recovery", esprimendo le nostre opinioni, che possono anche essere opinabili, ma sulle quali siamo pronti al confronto. A noi, interessa solo la tutela degli utenti e non i tecnicismi economici, interessa solo che il servizio sia efficiente, efficace, economico, ossia che rispetti il principio dell'equivalenza tra costi, quelli reali, e i ricavi e che, per l'utente, il prezzo sia il più basso possibile.
struttura tariffaGli importi, segnati con la "", nella prima tabella, sono costi che riteniamo estranei al servizio idrico e che, come riportato nell'ultima riga della stessa tabella rappresentano una quota di costo, in tariffa e in bolletta, superiore ai costi reali del servizio in modo eccessivo e che, per questo motivo, richiedono una spiegazione. 
La tabella è composta da subtotali, nella prima parte, per un omogeneo raggruppamento delle voci di costo indicate in precedenza e di due totali che indicano i costi inclusi e compresi nel costo per mc espresso in bolletta, il primo totale, e i costi ulteriori inclusi nelle bollette ma che non sono parte della tariffa e, quindi, superiori al limite di legge.
Iniziamo l'analisi dell'inerenza di questi ultimi.
L'Imposta sul Valore Aggiunto 
Meriterebbe un discorso a parte e più complesso considerato che rappresenta il 32% delle Entrate del bilancio dello Stato (anno 2019) e che è un'imposta sui consumi e non sui redditi, cioè imposta che per una larga parte non rispetta il principio della capacità contributiva prevista dall'art. 53 della Costituzione. È vero che i consumi possono esprimere anche una capacità contributiva ma questo vale per i consumi "voluttuari" o non essenziali, certamente non vale per i consumi "irrinunciabili", cioè per quei consumi senza i quali potrebbe esserci pregiudizio per la salute o per la stessa vita umana. L'IVA, proprio per la sua natura, nell'erogazione del servizio idrico dovrebbe essere uguale a zero. Ci sono prodotti, come il pane, burro e latticini, frutta, verdura e parecchi altri cui viene applicata un'aliquota del 4%, giustamente ridotta perchè beni destinati a soddisfare bisogni primari, sarebbe meglio portarla a zero. Perché all'ACQUA, nonostante la sua essenzialità e diritto fondamentale, si applica il 10%? È proprio la sua irrinunciabilità, la certezza dei consumi e la gestione in regime di monopolio naturale che garantisce entrate certe e la rende appetibile per le gestioni finanziarie. Bisogna cominciare a dire basta!
UI1, perequazione
Istituita nel gennaio 2013 come "copertura delle agevolazioni tariffarie concesse a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici", riferita agli eventi sismici del 2011 dell'Emilia, e tuttora in essere. Non è accettabile che un Autorità, un organismo di regolazione del servizio, istituisca, di fatto, un imposta senza averne titolo e per eventi i cui oneri rientrano nelle finalità dello Stato ed essere, pertanto, a carico della fiscalità generale. È una questione di principio, indipendentemente dalla sua esiguità. Se vuole essere una questione di solidarietà, deve essere un atto volontario non un imposizione alla quale l'utente non può sottrarsi.
UI2, promozione della qualità contrattuale dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione
Istituita con decorrenza 01.01.2016 ed incrementata con decorrenza 01.01.2018, si fatica anche a commentarla. La qualità contrattuale è un elemento essenziale del contratto, la convenzione che regola l'affidamento è un contratto, che non deve essere promossa ma sanzionata se non rispettata. Non essendo un costo reale del servizio, anche in questo caso l'Autorità, potrebbe non aver avuto titolo per introdurre un aumento della tariffa.
UI3, copertura dei costi del bonus acqua.
Vale quanto già precisato per la componente UI1, non si può trasferire un onere sociale, a carico della fiscalità generale, agli utenti di un servizio pubblico, in caso contrario non è più un costo del servizio ma un ulteriore imposizione di natura fiscale. Dal 01.01.2020 l'onere passa da €c/mc 0,005 a €c/mc 0,015 in quanto, sino al 2019 veniva applicato solo sul servizio acquedotto e dal 2020 è esteso anche a fognatura e depurazione. Rileviamo, inoltre, una stranezza, il Bonus Idrico si applica ai consumi "agevolati", 50lt/g/persona, mentre la componente tariffaria aggiuntiva si applica a tutti i consumi con la conseguenza che il beneficiario del Bonus si paga da solo il beneficio.
UI4, copertura dei costi di gestione del Fondo di garanzia per le opere idriche. 
Questa è la sorpresa 2020, pari a €c/mc 0,012, dovrebbe un'onere a carico della fiscalità generale che, in questo modo, è trasferito agli utenti del servizio.
Tutti questi oneri aggiuntivi, ai quali si aggiungono gli oneri corrispondenti per l'energia elettrica e per il gas naturale, finiscono nelle casse di Cassa Servizi Energetici e Ambientali spa che, il 31.12.2019 (ultimo bilancio pubblicato) ha disponibilità liquide, su conti correnti bancari, la considerevole somma di € 5.000.405.575 (???).
dettagli costiProcediamo con l'analisi di alcune componenti di costo inclusi nella tariffa per i quali esiste la certezza o il dubbio della loro non inerenza con il servizio idrico elencati nella seconda tabella.
Costo Ente governo ATO.
Come precisa l'art. 142 del Decreto Ambiente, l'E.G.ATO è lo strumento degli Enti Locali per l'organizzazione della gestione del servizio idrico nell'Ambito territoriale e, quindi, svolge una funzione pubblica in quanto parte della Pubblica Amministrazione, non è un costo del servizio e dovrebbe essere a carico della fiscalità generale come tutti gli organismi pubblici. L'art. 154 dello stesso Decreto Ambiente stabilisce che parte del costo concorra a formare la tariffa ma il Metodo Tariffario ignora la disposizione di legge e tutto il costo finisce in tariffa.
Costo funzionamento Autorità.
"Le risorse per il suo funzionamento non provengono dal bilancio dello Stato ma da un contributo sui ricavi degli operatori regolati" riporta ARERA sul proprio sito web. Ma, il Metodo tariffario  prevede che questa componente di costo sia inclusa in tariffa, quindi sono gli utenti che pagano la struttura dell'Autorità. Anche il costo di questo organismo, come le entrate del bilancio dello Stato, è a carico dei cittadini, cambia la forma ma non la sostanza. L'Autorità, svolge una funzione pubblica, inutile e dannosa, tipico esempio di quella burocrazia che, nel nostro Paese, oltre ad essere un freno per lo sviluppo è troppo onerosa per privilegi e condizioni lontane dal resto del Paese. Dal bilancio 2019 di ARERA si rileva che, nello stesso anno, ha occupato 221 dipendenti con una retribuzione media pro-capite di € 128.142, contro una media nazionale di € 29/30mila, ed un costo medio pro-capite di € 170.303.
Costo della morosità. 
Una componente assurda ed irritante. Morosità significa ritardo nel pagamento della bolletta da parte dell'utente che ha un costo finanziario recuperato dal gestore attraverso gli interessi di mora applicati. Non si capisce perchè ARERA abbia istituito un costo per tutti gli utenti, anche quelli regolari e puntuali nel pagamento determinato con criteri tecnicamente inesistenti ed inventati. ARERA fissa come criterio l'applicazione di un coefficiente (sino al 2019, il 2,1% per il Nord, il 3,8% per il Centro ed il 7,1% per il Sud e Isole) al totale dei ricavi del servizio maggiorati dell'IVA senza l'accertamento dell'esistenza di una morosità e senza accertarne le ragioni e cause. Essendo, di fatto, un costo inesistente, è, nella realtà, un ulteriore utile che si aggiunge alla remunerazione del capitale investito.
Agevolazioni oltre bonus idrico.
Non possono essere un costo riferite al servizio essendo, eventualmente, scelte aziendali o indirizzi di gestione con finalità sociali degli Enti Locali dell'Ambito. Se la gestione fosse affidata ad una Azienda Speciale Consortile sarebbero competenza degli Enti Locali come prevede l'art. 114 del TUEL (Testo Unico Enti Locali). Con queste modalità, al contrario, siamo in presenza di una ulteriore imposizione di carattere fiscale che, peraltro, in quanto riferita ai consumi, viola il principio della capacità contributiva con un ulteriore aspetto negativo, quello di essere occulta e non trasparente.
Costi ambientali e risorsa (ERC).
Costi non ben definiti di cui, inoltre, non si trova traccia nei bilanci dei gestori. Se sono riferiti ai costi di ripristino dell'ambiente a seguito degli investimenti effettuati, sono già compresi nel costo degli investimenti, se sono contributi ad enti o attività per la tutela dell'ambiente e della risorsa idrica in termini generali, non sono costo del servizio ma attività di carattere generale dello Stato e sue emanazioni di cui, la loro copertura, rientra nella fiscalità generale. Se è riferita al principio, sacrosanto, "chi inquina paga", c'è una evidente distorsione per che l'effetto che qui inquina non paga ma, per lui, pagano tutti.
Remunerazione capitale investito.
Gli oneri finanziari del gestore e gli oneri fiscali del gestore, sommati, sono la "remunerazione del capitale investito", quella abrogata dal secondo quesito del referendum 2011 e riproposta, da ARERA, con il MTI del 2012, suddividendola appunto nelle due parti indicate.
La conferma che sia la stessa cosa di quella abrogata sta proprio nella suddivisione in due parti, come avviene tecnicamente per il calcolo della remunerazione del capitale investito. Gli oneri finanziari del gestore, non essendo un costo reale ma l'utile, sono assoggettati alle imposte e, quindi, si riducono. Nella normale prassi tecnico-commerciale, dovendo fissare i "prezzi di vendita" dei prodotti, l'imprenditore aggiunge anche le imposte, per poi versarle, garantendo, in questo modo che la "remunerazione del capitale investita" sia uguale all'utile netto imposte. Se il gestore fosse un Azienda Speciale Consortile, con obbligo dell'equilibrio di bilancio e finanziasse gli investimenti con strumenti appropriati, magari ricorrendo alla Cassa Depositi e Prestiti  o con Obbligazioni sottoscritte solo dagli utenti come previsto da una specifica norma, il costo sarebbe inferiore e le imposte non si aggiungerebbero perchè, al contrario, gli oneri finanziari sarebbero deducibili ai fini fiscali.
Nella prima tabella sono indicati con colore giallo quelli che sono inseriti in tariffa mentre in colore verde, quelli calcolati per finanziamenti, debito, a tassi realmente di mercato
Conguagli anni precedenti. 
Per concludere i conguagli, una ulteriore incomprensibile anomalia. Se analizziamo i bilanci dei gestori rileviamo che, quasi sempre, la gestione del servizio produce un utile, se il bilancio, in casi limitati, chiude in perdita, la causa è dovuta a errori di gestione o a strane operazioni finanziarie. Nonostante i bilanci chiudano con un utile, il Metodo Tariffario, con meccanismi opinabili, è fatto in modo da determinare un conguaglio.
ARERA e le sue funzioni.
La violazione delle funzioni attribuite ad ARERA dalla legge istitutiva dell'Ente è plurima nel senso che, dovrebbe  garantire la promozione della concorrenza, ma i conguagli nel "mercato" sono la negazione della concorrenza e del mercato, dovrebbe garantire la fruibilità e la diffusione in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale, inesistente o lontanissima dall'essere realizzata, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, ma il sistema tariffario non è certo e trasparente se non nell'interesse del gestore, dovrebbe, inoltre, garantire e promuovere la tutela degli interessi di utenti e consumatori, ma questa è solo un'enunciazione..
Dovrebbero essere i Comuni, o meglio, i Sindaci dei Comuni, ai quali tocca l'organizzazione della gestione e l'approvazione delle tariffe, entrare maggiormente nel merito e attenuare gli effettivi negativi e distorsivi del sistema nell'interesse degli utenti che sono i cittadini i le imprese. Questo non avviene, per i Sindaci dei Comuni, nella maggior parte dei casi, è una presa d'atto acritica e superficiale e, quindi, la competenza, attribuita dall'art. 142 del decreto ambiente agli Enti Locali, è trasferita ai funzionari e burocrati, cioè il direttore dell'EGATO e dell'Autorità che ragionano solo in logica economica, in una visione tecnica lontana dalle istanze e dai bisogni dei cittadini.

Le tariffe dopo l'entrata in vigore del metodo TICSI

Le utenze domestiche residenti

Sino al 31.12.2017 le tariffe per uso domestico erano modulate sulla base della "famiglia tipo" composta da tre persone, criterio che produceva un effetto di discriminazione, anche per quanto sancito dall'art. 3 della Costituzione, poiché, a parità di consumo, non tutte le persone dello stesso ambito pagavano pari importo per il consumo di acqua. Le persone di una famiglia con meno di 3 persone pagavano meno mentre quelle con numero di componenti maggiori di 3 pagavano di più e, più alto era il numero dei componenti, più alta era la differenza.
Dal 01.01.2018, con l'introduzione, da parte di ARERA, del TICSI l'effetto discriminatorio veniva superato. Purtroppo, il TICSI prevede un effetto transitorio  "in considerazione dell’effettiva numerosità dei componenti i di ciascuna utenza domestica residente, a seguito dell’acquisizione di tutte le informazioni e dei dati all’uopo necessari, prevedendone la conseguente applicazione, comunque a decorrere dal 1° gennaio 2022", incomprensibile perché con un semplice accesso alle anagrafiche dei Comuni, questi dati si possono raccogliere in pochi giorni.
In questo Paese è una consuetudine complicare le cose semplici.
Per il periodo transitorio è stato inserito, in sostituzione del nucleo familiare di 3 persone, quello del "pro capite standard", ossia del pro capite composto da 3 persone. Incredibile, hanno istituito una persona formata da tre persone, una nuova trinità, quasi una blasfemia.
Diversi Ambiti Territoriali hanno applicato il pro capite reale dal 01.01.2018, magari su richiesta e dichiarazione, una sorta di atto sostitutivo di notorietà, del numero dei componenti il nucleo familiare ma senza informare l'utenza venendo, in grossa parte, disatteso l'effetto della modifica introdottastruttura tariffa acquedottoestratto Metodo Tariffario TICSI - ARERA [cliccare sull'immagine per ingrandire]
Comunque, le tabelle che seguono, sono elaborate con le tariffe pro capite effettiva in corso anche nella considerazione che al termine di questo anno dovranno essere applicate senza alcuna deroga (si spera...).
La tariffa comprende il "corrispettivo" di tre servizi, acquedotto, acqua erogata, fognatura e depurazione ai quali aggiunge una quota fissa, indipendente dai consumi, che sono, nella prima tabella, indicate per il loro importo totale.
Per quanto riguarda l'acquedotto, con riferimento all'uso domestico, i consumi sono modulati negli scaglioni previsti dal Metodo tariffario al fine di ridurre i costi per i consumi essenziali alla vita umana - 50lt/gg/persona = 18,25mc3/anno persona, prevista dalla deliberazione ONU del 2010, e quelli, comunque, necessari nella quotidianità, come stabilito dall'art. 154 del d.lgs. 152/2006, "Nella modulazione della tariffa sono assicurate, anche mediante compensazioni per altri tipi di consumi, agevolazioni per quelli domestici essenziali, nonché per i consumi di determinate categorie, secondo prefissati scaglioni di reddito. Per conseguire obiettivi di equa redistribuzione dei costi sono ammesse maggiorazioni di tariffa per le residenze secondarie, per gli impianti ricettivi stagionali, nonché per le aziende artigianali, commerciali e industriali".
tariffa residenti 1
tariffe residenti 2
Le tariffe utilizzate per la predisposizione delle tabelle sono quelle applicate da GAIA sulla base della determinazione di AIT (Autorità Idrica Toscana) con applicazione dei criteri e principi fissati dal Metodo tariffario di ARERA e emanate in data 1 febbraio 2019 dal Consiglio Direttivo dell’AIT con deliberazione n. 1/2019.
È probabile un aumento essendo in atto la revisione delle tariffe per adeguamento al Piano tariffario aggiornato a seguito dell'emissione del Metodo tariffario MTI-3 da parte di ARERA con effetto 01.01.2020 e riguardante il periodo 2020 - 2023.
Non è escluso che nel corso del 2021 vengano emesse fatture di conguaglio relativo alle bollette emesse nel 2020 e per quelle emesse nei primi mesi del 2021. Un conguaglio che si aggiunge a quello inserito nel Piano tariffario e già incluso nelle bollette.
Comunque, già così è una tariffa tra le più alte d'Italia e non di poco. ATO2 Roma, ad esempio, ha una tariffa media di poco oltre la metà.
È una tariffa che penalizza tutti gli utenti in ognuna delle categorie, sia i cittadini residenti, avendo un peso economico sproporzionato, ma anche i non residenti, che potrebbero disaffezionarsi del territorio, e le imprese, specialmente quelle alberghiere in una a forte vocazione turistica. L'aumento dei costi, i grossi problemi ambientali emersi anche in tempi recente, quasi tutti connessi alla gestione del servizio, diventano un freno allo sviluppo economico.
La struttura della tariffa, con riferimento agli scaglioni di modulazione, è strana poiché prevede 8 tariffe per nuclei familiari con numero di componenti diversi e con, nella parte variabile, la differenza di uno o due m3 e, quindi, poco significativa.
Sempre l'AIT, nel predisporre la tariffa, ha creato una nuova situazione di discriminazione, contraria alla precedente, con la quota fissa, che non è rapportata alla singola persona ma al nucleo familiare e, questo, determina una maggior costo per le famiglie con un minore numero di componenti.
Ulteriore stranezza, anche per la vocazione turistica del territorio, si riscontra nella tariffa per i non residenti che ha una quota fissa quasi doppia rispetto ai residenti, pur non essendo presenti per tutto l'anno, e un costo al mquasi il doppio della prima fascia non agevolata.
Una riflessione deve essere fatta anche sulle tariffe previste per l'utenza "artigianale e commerciale", e in genere, per quella riservata, tipologia di utenza nella quale ha un ruolo preponderante quella alberghiera o ricettiva nel suo complesso.
Le imprese, come del resto fa anche l'Autorità con il Metodo tariffario, trasferiscono i loro costi sull'utente finale che, per il settore citato si chiamano "turisti" creando, in questo modo, una difficoltà nei rapporti concorrenziali con altri territori, magari limitrofi.
Bisogna avere attenzione, specialmente da parte di una struttura pubblica che regola un servizio pubblico in regime di monopolio naturale, ad un giusto equilibrio economico del costo del servizio poichè, in caso contrario, per garantire profitti al gestore del servizio, e magari dividendi ai soci, tra i quali si possono annoverare anche Comuni, si creano situazioni di disservizio e di disagio per i cittadini residenti ma, anche, costituiscono freno allo sviluppo di un territorio e arretratezza sociale.
lo sviluppo delle tariffe residenziali
Le tabelle seguenti, riferite ai bacini "oiana" e "montani" consentono di comprendere l'applicazione della tariffa, attraverso lo svilupp, ossia come applicate le tariffe ai consumi.
sviluppo tariffe piana
sviluppo tariffe montani L'Autorità Idrica Toscana ha predisposto 8 tariffe, ognuna riferita al numero dei componenti il nucleo familiare, cosa che complica inutilmente la lettura per chi non è addentro ai meccanismi adottati, specificatamente, l'utente che, al contrario, dovrebbe essere facilitato nella lettura. Mi sono limitato, anche per ragioni spazio, al nucleo composto da 6 persone. 
Oltretutto, anche se per importi modesti, il meccanismo non rispetta il principio della tariffa pro capite che dovrebbe garantire, a parità di consumo, il medesimo costo per ogni persona.
Dalle tabelle si rileva che la maggiore incidenza è dovuta al servizio acquedotto e che il costo al mc nonostante si sia ipotizzato, per il calcolo, un consumo uguale per ogni persona. La differenza è dovuta ad una non corretta modulazione degli scaglioni poiché, aumentando il numero dei componenti il nucleo utente, generalmente la famiglia, il limite minimo e massimo di ogni scaglione dovrebbe essere il multiplo dei limiti fissati per un nucleo unipersonale ma così non è.
Altro elemento da considerare è la "quota fissa" che non rappresenta il corrispettivo di alcun servizio contrario al principio dell'equa ripartizione del costo del servizio e, infatti, nel caso del "bacino Comuni Piana" incide il 22,37% per una famiglia unipersonale, l'8,40% per un nucleo di tre persone ed il 5,10% per un nucleo di 5 persone.
Tutto questo, alla fine, si concretizza in un costo al mc diverso solo per la diversa composizione della famiglia. È un tipico caso di discriminazione per le diverse condizioni familiari vietato dall'art. 3 della nostra Costituzione.
Il risultato di questo metodo è la situazione riportata nella tabella che segue dove si nota che il costo al mc varia in funzione del numero delle persone componenti il nucleo familiare.
costo mc tariffegaia
 
Spero che qualcuno non si giustifichi con le difficoltà di calcolo, così come si è giustificato quando la tariffa non calcolata pro capite affermando che era difficoltoso raccogliere il numero dei componenti le famiglie mentre, in realtà, era molto semplice poiché sarebbe stato sufficiente chiederlo ai Comuni che sono soci del gestore e affidatari del servizio.
tariffa resid ato2L'ATO2 di Roma, che per alcune comparazione sarà citata più volte, ad esempio, ha risolto il problema in modo molto più semplice, ha predisposto, per le utenze domestiche residenti, un unico schema di tariffa con limiti, minimo e massimo, da moltiplicare per il numero dei componenti il nucleo familiare. Un sistema equo, corretto e facile da comprendere.
Notare, inoltre, che la modulazione è struttura su un numero maggiore di scaglioni, come prevede il Metodo Tariffario, e che il prezzo unitario per ogni singolo scaglione è notevolmente inferiore, così come inferiore è la quota fissa, e il prezzo unitario dei servizi di fognatura e depurazione, con il risultato di un costo €/mc pari a 1,819, per costo di tariffa e di €/mc. 2,074 per il costo totale comprese le componenti extra tariffa e l'IVA, circa la metà di quanto applicato da GAIA spa.
In tutto questo c'è una stranezza. Acea ATO2 spa, gestore del servizio nell'area metropolitana di Roma Capitale, nel 2019, ha realizzato un utile di € 128.717.000, prima delle imposte, pari al 18,01% dei ricavi (per questo motivo non mi piace ritenendo sbagliato il profitto nella gestione di un servizio pubblico - ndr), mentre GAIA spa, con tariffe, più o meno doppie, ha realizzato un utile, sempre prima delle imposte, di € 2.266.630, pari al 2,25%, che in realtà si potrebbe considerare ridotto di € 1.985.844, per effetto dell'accantonamento relativo a "derivati" con effetto sul patrimonio netto, e quindi con una perdita di € 957.253.
Ne parleremo più avanti di GAIA, restiamo alle tariffe.

Le utenze artigianali e commerciali

Le tariffe elaborate prendono come riferimento le strutture ricettivo del settore alberghiero, che hanno una particolare e significativa importanza per l'economia del territorio, considerata la vocazione turistica fortemente radicata. 
Sono stati considerati consumi medi, segnalati da Federalberghi, maggiori o minori consumi non rilevano una significativa differenza essendo la tariffa non strutturata su scaglioni come, al contrario, avviene per le utenze domestiche. Le utenze con "grandi consumi", come definite dall'EGATO, per la quota variabile hanno una fascia di consumi unica, mentre le utenze con "piccoli consumi" presentano due scaglioni, il primo per consumi entro 1000 m3 ed il secondo per consumi superiori al primo scaglioni.
tariffe artigiani commerciali
Si è suddiviso la tabella, come previsto dalla tariffa, in due categorie di utenze, quella dei "piccoli consumi" e quella dei "grandi consumi" con una quantificazione dei consumi della prima in 1.100 mc/anno e per la seconda in 5.000 mc/annue per ragioni di omogeneità con le comparazioni che saranno fatte, in particolare con ATO2 Lazio Centrale, Roma.
Il problema sta nel prezzo unitario della parte variabile, per m3, che è molto elevato.
La delibera n. 665/2017/R del 28 settembre 2017 dell'Autorità, con effetto dal 01.01.2018 prevede:
Articolo 9 - Sotto-tipologie di utenze diverse dal domestico
9.1 Per ciascuna delle categorie elencate al precedente comma 8.1, in un’ottica di conservazione della risorsa, di tutela dell’ambiente, e di cost-reflectivity dei corrispettivi l’Ente di governo dell’ambito o altro soggetto competente promuove l’adozione di sotto-tipologie di usi che tengano conto:
  • del valore aggiunto dell’impiego dei servizi idrici nell’ambito delle attività svolte;
  • dell’idroesigenza delle attività svolte.
Le categorie elencate al precedente comma 8.1 citato, sono:
  1. Uso industriale;
  2. Uso artigianale e commerciale;
  3. Uso agricolo e zootecnico;
  4. Uso pubblico non disalimentabile;
  5. Uso pubblico disalimentabile;
  6. Altri usi (categoria residuale a cui ricondurre tipologie di utenze che non possono essere ricomprese in quelle sopra riportate).
Non è una cosa strana che, quando ARERA, introduce, nello schema tariffario, elementi di costo, da addebitare all'utente e che producono ricavi per il gestore, come ad esempio, il costo "per rendere maggiormente consapevoli i cittadini", € 1.700.000, o il costo della morosità", € 3.554.027, siano immediamente recepite mentre quando, al contrario, vengono introdotti ragionevoli correttivi siano ignorati. 
È normale, anche per colpa dei Comuni, o meglio dei Sindaci, che, per la maggior parte, non sanno nemmeno come è composta la tariffa che, però, crea disagio e difficoltà ai loro cittadini.
L'Autorità Idrica Toscana, l'Ente di Governo dell'Ambito, non ha applicato quanto disposto dalla delibera di ARERA di cui non si è trovato traccia nella pubblicazione, obbligatoria, sui siti web di AIT e di GAIA.
comp tar gaia
tabella 02fonte: tariffe degli ambiti e gestori indicati
La tabella compara le tariffe del territorio Apuano-Versiliese con altri due ambiti territoriali, quello della capitale e quello della Valtellina, in Lombardia, un territorio, pure, ad alta vocazione turistica, rinomata località montana.
La situazione è molto diversa.
Nella capitale, anche grazie all'adozione di una specifica articolazione per le attività idroesigenti oltre che a prezzi unitari per mc inferiori, le tariffe sono meno della metà delle tariffe locali.
In Valtellina, sono meno di un terzo e dovrebbero subire una ullteriore riduzione del 20% come previsto dal Piano d'Ambito in corso di approvazione, per le categorie idroesigenti.
È, però, doveroso precisare che è in corso di approvazione il nuovo Piano d'Ambito che l'Autorità Idrica Toscana sta predisponendo e che, magari, conterrà, anche se in ritardo, anche la riduzione per gli "idroesigenti".
Comunque, il nuovo Piano d'Ambito potrà portare sorprese, molto probabili, con un nuovo aumento del prezzo unitario dello scaglione base e, considerando che la sua decorrenza è dal 01.01.2020, porterà conguagli per il 2020 nelle bollette del 2021.
Peraltro, mentre Acea ATO2, il gestore Roma, con tariffe che sono meno della metà di quelle applicata da GAIA, fa utili improponibili, il 18,01% dei ricavi prima delle imposte, GAIA , al contrario, ha ridotto il proprio Patrimonio Netto, cioè ha perso, nel 2019, € 957.253.
Non faccio commenti, rilevo soltanto che questo è l'effetto dell'applicazione delle regole economiche che, se sono legittimite nel privato, non sono ammissibili nelle gestione di servizi pubblici che devono essere, al contrario, sostegno allo sviluppo e non un freno penalizzando le imprese anche sottranedo risorse ai cittadini che potrebbero contribuire all'aumento dei consumi.
Anche per questo motivo ci battiamo perchè la gestione dei servizi pubblici, l'idrico in particolare, torni in capo ai Comuni ovviamente introducendo regole che impediscano clientele e corruzione senza ricadere nella burocrazia. Vogliamo una ripubblicizzazione sostanziale, e non formale com'è oggi, dove gli "utili" stiano fuori dalla porta e dove la regola sia la trasparenza, la partecipazione e il controllo diretto dei cittadini con lo "scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche", come stabilisce la normativa sulla trasparenza amministrativa. Per questo motivo chiediamo la trasformazione in Azienda Speciale Consortile,
Ci dicono che gli aumenti di tariffa sono necessari per sostenere gli investimenti, niente di più falso, infatti GAIA è in notevole ritardo con gli investimenti subendo forti penalità, come riportato nei bilanci (circa 2 milioni di euro nel 2019). Le tariffe già finanziano gli investimenti, servono corretti strumenti e piani finanziari corretti come fanno tutti gli imprenditori ma anche i cittadini, quando acquistano beni come la casa.
Il direttore di GAIA, Paolo Peruzzi, ha prodotto un documento, con il patrocinio di "Confservizi Cispel Toscana", associazione regionale delle imprese di servizio pubblico, che pagano i cittadini e le imprese utenti dei servizi pubblici, dal titolo "L’impatto della regolazione tariffaria sui risultati economico finanziari dei gestori del servizio idrico" dove evidenzia che, dall'esame dei bilanci di 46 società, tra le quali probabilmente non è compresa GAIA, la capitalizzazione delle società di serviz pubblici, nel decennio 2007-2016, "è passata da 2,860 a 5,160 mld, con un incremento di 2,300 mld, pari all’80%"  grazie ad "un incremento dei ricavi per abitante sull’intero periodo decennale (2007 - 2016) pari al 42%". L'aumento dei ricavi nei servizi pubblici coincide con l'aumento delle tariffe poichè il numero degli abitanti, nel nostro Paese, nel periodo considerato, ha avuto un decremento e, quindi, gli utenti sono diminuiti.
Il tasso d'inflazione 2007-2016 è stato del 13,1% e gli investimenti non giustificano un incremento superiore al tasso d'inflazione.

Le utenze domestiche non residenti

non resid gaia
non resid acea

Le utenze industriali

Le utenze agricole e zootecniche

Il gestore del servizio: GAIA spa
i costi al mc3 in Italiaanno riferimento:
regione territorio gestore consumi mc/mln costo m3
Toscana Grosseto, Siena Acquedotto del Fiora spa 24,22 5,23
Toscana Firenze, Lucca, Pisa, Pistoia, Siena Acque spa 39,03 4,64
Toscana Livorno, Pisa, Siena ASA spa 25,17 4,33
Toscana Arezzo, Siena Nuove Acque spa 14,47 4,32
Toscana Lucca, Massa-Carrara, Pistoia GAIA spa 29,31 3,69
Toscana Arezzo, Firenze, Pistoia, Prato Publiacqua S.p.A 79,70 3,52
Marche Pesaro e Urbino Marche Multiservizi S.p.A. 16,34 3,27
Emilia Romagna Rimini Hera spa 31,33 3,23
Liguria La Spezia ACAM Acque SpA 20,16 3,15
Toscana Lucca, Massa-Carrara, Pistoia GEAL spa 6,76 3,08
Piemonte Cuneo CO.GE.S.I. scrl 18,10 2,92
Lombardia Brescia AcqueBresciane srl 38,69 2,84
Marche Ancona Viva Servizi spa 27,70 2,75
Piemonte Cuneo ALSE spa 0,53 2,41
Lombardia Lecco LRH spa 25,46 2,40
Lombardia Brescia A2A idrico spa 43,91 2,33
Piemonte Torino SMAT spa 177,22 2,25
Piemonte Cuneo Tecnoedil S.p.A. 12,18 2,18
Lazio Roma Acea ATO 2 spa 383,70 2,03
Veneto Treviso, Venezia Veritas spa 85,18 1,93
Piemonte Cuneo Alpi Acque S.p.A. 7,09 1,84
Piemonte Cuneo gestioni in economia 0,03 1,83
Lombardia Sondrio SECAM 16,30 1,65
Piemonte Cuneo IRETI S.p.A. 0,97 1,64
Calabria Catanzaro Calabria 160,00 1,46
Lombardia Milano Amiacque srl 192,36 1,46
Lombardia Milano M.M. spa 181,17 1,05
fonte: il Piano d'Ambito reperito sul sito dell'E.G.ATO indicato
 
© copyright Remo Valsecchi

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