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Forum Siciliano dei Movimenti per l'Acqua e i Beni Comuni

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affidamento servizio idrico

differenze azienda speciale e società per azioni

affidamento servizio idrico

differenze azienda speciale e società per azioni
Remo Valsecchi
Olginate (LC), 26 settembre 2019

Dal quesito posto credo che la questione sia quella dell'applicazione dell'ulimo paragrago dell'art. 1, comma 609, lettera a), della LEGGE 23 dicembre 2014, n. 190 (legge stabilità 2015) che riporto:
"Nel caso di affidamento in house, gli enti locali proprietari procedono, contestualmente all'affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonchè a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house".
Normalmente viene intesa come impegno dei Comuni ad accantonare una somma di denaro, nel bilancio del Comune, pro quota, ossia in proporzione al Capitale sociale, della società, ma non sempre e non in tutti i casi è così.
In effetti:
  1. differenza di base tra società e azienda speciale
    1. la società è un contratto con il quale due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili (art. 2247 c.c.). La società è un soggetto giuridico completamente autonomo e distinto rispetto ai soci.
    2.  L'azienda speciale (art. 114 d.lgs 267/2000 - TUEL) è ente strumentale dell'ente locale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale. L'azienda speciale può essere consortile ex art. 31, comma 1, TUEL. L'Azienda Speciale, pur godendo di proprià personalità giuridica, autonomia imprenditoriale e autonomia patrimoniale, se iscritta al Registro delle Imprese, è un ente strumentale, il braccio operativo, dell'Ente.
  2. tutta la normativa di riferimento, di cui è parte il periodo citato, è relativa ad una società a capitale pubblico con affidamento in house providing e non ad un'Azienda Speciale
    1. il "capitale proprio", giuridicamente inesistente, è sinonimo di "patrimonio netto", ossia di quella parte, iscritta tra le passività, che dovrebbe venire ripartita tra i soci, parzialmente nel corso dell'esistenza della società, a seguito di specifica delibera dei soci,  e, comunque, all'atto della cessazione. È l'insieme dell'apporto dei soci, in denaro o in natura, in fase di costituzione, capitale sociale, o nel corso della sua esistenza a titolo di aumento di capitale, e da utili realizzati e non distribuiti a titolo di dividendo.
    2. nell'Azienda Speciale, al contrario, sono gli enti locali che conferiscono il capitale di dotazione generalmente costituito da beni strumentali all'attività e, nel caso specifico, per la maggior parte, di beni costituitenti dotazione del servizio che, ai sensi dell'art. 822 del c.c. e dell'art. 143 del dlgs. 152/2006, restano di proprieta dell'Ente essendo beni del demanio pubblico. L'Azienda non ha un capitale proprio ma un capitale di dotazione,
  3. enti locali proprietari
    1. nella società, gli enti locali, sono proprietari in proporzione alla quota di capitale sottoscritta all'atto della costituzione o a seguito di aumenti di capitale
    2. nell'Azienda Speciale gli enti locali non sono proprietari, in quanto, essendo, un loro ente strumentale, la stessa è parte dell'ente locale.

Dalle riflessioni di cui alla prima parte si può affermare che la disposizione normativa citata si applica alle società di diritto privato a partecipazione interamente pubblica ma non alle Aziende Speciali.

Nella realtà, la disposizione citata, non si applica nè alle Aziende Speciali e nemmeno alle società di diritto privato a capitale interamente pubblico cui è affidata la gestione del servizio idrico, per i seguenti motivi:
  1. prima parte "accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio"
    1. non esiste un impegno finanziario corrispondente al capitale proprio
      1. società a capitale interamente pubblico: l'art. 2342 del c.c. prevede che, all'atto della sottoscrizione della proprio quota di capitale, il socio ne versi almeno il 25% e che il residuo venga richiamato, successivamente, dagli amministratori. La parte non versata non costituisce un "impegno" ma un debito vero e proprio che dovrà essere rilevato tra i residui passivi nel bilancio dell'ente. Non è quindi necessario un accantonamento.
      2. Aziende Speciali, il capitale di dotazione deve essere apportato contestualmente alla costituzione e, quindi, non esiste alcun impegno, e nemmeno debito, di natura finanziaria successivo alla costituzione.
      3. Non può esistere nemmeno alcun impegno consenguente ad una eventuale volontà di finanziare la società o l'Azienda Speciale perchè non è consentito. L'art. 154 del d.lgs. 152/2006, decreto ambiente, stabilisce che "1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonchè di una quota parte dei costi di funzionamento dell'ente di governo dell'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga".
      4. Essendo dotate, sia la società che l'Azienda Speciale, a condizione che sia registrata al  Registro delle Imprese, di autonomia patrimoniale, gli enti locali non vengono coinvolti in caso di loro default.
  2. seconda parte "redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house"
    1. essendo il consolidamento del bilancio, anche per le Aziende Speciale e le società controllate o partecipare, già previsto dall'art. 11-bis del d.lgs. 23 giugno 2011, n. 118, non rappresenta alcuna innovazione.

nota aggiuntiva

Come previsto dal citato art. 154 del d.lgs. 152/2006 e dal Metodo Tariffario predisposto da ARERA, i costi di gestione e di investimento devono essere integralmente coperti dalla tariffa e, quindi, dalle "bollette" emesse a carico degli utenti. Per tale motivo non servono capitali di privati, che, peraltro, normalmente ricorrono a finanziamenti (debiti) da parte di istituti e società finanziarie, cosa che può essere fatta anche nel caso di una gestione totalmente pubblica.
Non sono memmeno necessari "utili da reinvestire" perchè, nella realtà e di fatto, gli utili non sono mai reinvestiti ma vanno ad incrementare il Patrimonio Netto (capitale proprio) della società che rappresenta un credito per i soci. Gli utili, se non distribuiti ai soci come dividendi, sono solo una forma di finanziamento da parte dei soci. Gli utili sono molto più onerosi di un normale finanziamento a tassi correnti, perchè sono un costo aggiuntivo per gli utenti, un costo, peraltro, ulteriormente incrementato dagli "oneri finanziari del gestore" previsti dalla tariffa che hanno sostituito la "remunerazione del capitale investito" abrogato dal referendum del 2011.
Il ricorso a finanziamenti, anche con l'emissione di prestiti obbligazionari, da parre delle Aziende Speciali, è possibile essendo espressamente previsto dagli artt. 202˜205-bis del d.lgs. 267(2000 (TUEL).
Ovviamente il presupposto per l'ottenimento dei finanziamento è una gestione equilibrata e corretta.

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