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gli utili reinvestiti

Mi rendo conto di aver provocato un certo sconcerto sabato scorso relativamente agli utili e, pertanto è opportuno spiegarmi. La mia affermazione, praticamente, si riduce ad un concetto preciso: Che gli utili realizzati siano distribuiti come divendi o siano destinati agli investimenti, per gli utenti, è indifferente perchè sono comunque un costoL'obiettivo deve essere una gestione senza utili e senza perdite! Anche per i soci, pubblici e privati che siano, la questione è, quasi, indifferente. Nel caso di dividendi li "incassano" subito,  nel caso di reinvestimento, gli utili restano di titolarità dei soci e, prima o poi, li "incasseranno".   Un bilancio è formato da due parti, il Conto Economico e lo Stato Patrimoniale. Il saldo del Conto Economico, diviso a sua volta in Ricavi e Costi, ossia la differeenza delle due parti è l'utile o la perdita che, come correttamente indica la Paola viene considerata al lordo delle imposte poichè, senza utile non ci sarebbero, o quasi, imposte. Quindi possiamo affermare che il maggior costo per l'utente è dato dall'utile più le imposte. L'utile (o la perdita) è il saldo dello Stato Patrimoniale, formato da

  • Attività:
    • immobilizzate - gli investimenti
    • correnti - crediti verso utenti o altri realizzabili entro dodici mesi dalla chiusura dell'esercizio
  • Passività:
    • patrimonio netto - il capitale sociale più gli utili realizzati dalla costituzione, al netto dei dividendi, e meno le eventuali perdite - normalmente destinati a finanziari gli investimenti
    • debiti a medio lungo termine - sono i debiti con scadenza superiore ai dodici mesi successivi ai dodici mesi dalla chiusura  dell'esercizio -  normalmente destinati a finanziare gli investimenti
      • mutui, prestiti obbligazionari, finanziamenti soci, tfr e fondi rischi o per altri accantonamenti
    • debiti correnti - fornitori, debiti verso banche non per mutui, dipendenti, erario o altri esigibili entro dodici mesi dalla chiusura dell'esercizio  

Il saldo tra Attività e Passività è sempre uguale a zero, questo signfica che le Attività sono finanziate dalle Passività  Quindi possiamo affermare che:

  1. gli invesimenti sono finanziati dal Patrimonio Netto e dai debiti a medio lungo termine
  2. le attività correnti sono finanziate sono finanziate dai debiti correnti
  • in alcuni casi, specialmente nel sud dove la riscossione delle bollette è difficoltosa, può essere che il Patrimonio Netto o i debiti a medio lungo termine finanzino le attività correnti, ma è un'anomalia.

Cerco di  spiegare con un esempio semplice che anticipa, le ragioni della mia affermazione, ossia che il debito finanziario, all'utente, costa meno degli utili reinvestiti. Quando una società fa un investimento si verifica un aumento delle attività dell Stato Patrimoniale che deve, però, trovare una sua contropartita, perchè il saldo deve sempre essere zero, e, quindi può succedere quanto segue:

  1. un aumento delle passività con ricorso ad un debito a medio/lungo termne (mutui, obbligazioni)
  2. una diminuzione delle attività perchè la società usa le proprie disponibilità, in questo caso, parte del Patrimonio Netto e formate dagli utili reinvestiti
  3. una situazione mista delle due ipotesi

Nella seconda ipotesi o parzialmente nella terza, il Patrimonio Netto non si modifica e gli utili reinvestiti continuano ad essere di proprietà dei soci, pertanto il debito della società verso i sci continua ad essere tale. La prima ipotesi e, parzialmente la terza, consentirebbero di non realizzare utili. I costi per gli utenti

  • utile esercizio: nel 2018, in SMAT spa, per rimanere con le valutazioni di Paola, i ricavi dell'idrico sono stati di € 327.179.680 e l'utile prima delle imposte di € 73.864.296, pari al 22,57% dei ricavi da tariffa e, quindi maggior costo per gli utenti
  • finanziamento: ipotizzando un finanziamento il valore al 31.12.2018 delle immobilizzazioni (€ 807.434.824), sempre di SMAT spa, per una durata di 20 anni al tasso del 3%, avremo una rata annua di € 54.272.303,03, un interesse annuo medio di € 13.900.561,83, pari ad un costo sui ricavi da tariffa, quindi costo per l'utente, pari al 4,25% in effetti il costo finanziario è più alto all'inizio e si riduce annualmente, passando da € 24.223.044,72, pari al 7,40% del primo anno, a €  1.534.705,52, pari allo 0,47% dell'ultimo anno.

Dai tassi evidenziati si nota che la differenza di costo per l'utente è notevole, si potrebbe obiettare che, però, con il finanziamento ci sono le rate da pagare e anche le quote di capitale che aggiunte agli interessi ammontano a € 54.272.303,03. Corretto, ma le quote di capitale medie, vale il principio contrario agli interessi, cioè che il primo anno sono più basse e l'ultimo anno sono più alte, ammontano a € 40.371.741,20 e sono coperte dagli ammortamenti già in tariffa e nel Conto Economico che ammontano a € 57.766.370.

Peraltro se analizziamo i bilanci delle società vedremo che il meccanismo dell'indebitamento, a medio lungo termine, è quello usato dalla maggior parte e che, tecnicamente, essendo destinato a beni che esauriscono la loro vita utile in periodi medio lunghi, è quello più corretto.

Conclusioni E' evidente che, nella situazione attuale questo è un obiettivo e che, finchè il sistema consentirà la formazione dell'utile, dovremo continuare a privilegiare il divieto di distribuzione ed il suo reinvestimento.