Il motivo per cui abbiamo atteso qualche settimana prima di prendere posizione in merito all'avvenuto affidamento ventennale del servizio idrico a Lario Reti Holding è molto semplice. Come tutti i cittadini lecchesi, attendevamo spiegazioni. Ci aspettavamo cioè che su una partita così importante i due protagonisti dell'ultimo capitolo di una saga senza vinti e vincitori -ma solo risorse e tempi spesi malissimo-, e cioè la Provincia di Lecco (ente affidante) e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, argomentassero le proprie posizioni. Del resto, era stata proprio l'Autorità -su preziosa segnalazione della Corte dei Conti- ad elencare punto per punto, in un parere approfondito di fine ottobre 2015 che questo Comitato aveva contribuito a render pubblico, le fortissime criticità del controverso percorso immaginato da Provincia e Ato di Lecco. Poi -legittimamente- aveva fatto retromarcia a fine dicembre, dando il disco verde all'affidamento a favore di una società - LRH- che lei stessa aveva riconosciuto essere del tutto priva dei requisiti di legge.
Tant'è. Il cambio di posizione sarebbe derivato dalle convincenti "argomentazioni" che negli ultimi due mesi la Provincia di Lecco avrebbe inoltrato in forma scritta a Roma. Tesi però rimaste private e che l'ente locale non ha mai pubblicato sul suo sito o illustrato alla cittadinanza.
Così come è stato per il "parere motivato" annunciato dall'Autorità a sostegno della retromarcia. Privato pure quello, visto che il bollettino settimanale che avrebbe dovuto contenerlo ne è sprovvisto.
Dunque come si può giudicare l'ultimo passo dell'affidamento? Su quali basi o atti ufficiali? In democrazia la trasparenza non è un capriccio ma l'architrave dei rapporti tra cittadini e istituzioni.
In ogni caso, dell'affidamento "orfano" non resta che augurarsi che la Provincia rompa il silenzio e si decida a pubblicare memorandum e missive (e sintesi delle frequenti telefonate?) giunte a Roma. Anche perché potrebbe essere materiale utile per una valutazione serena della Corte dei Conti, sguardo vigile che è già intervenuto in passato. E forse anche dell'Anac, alla cui attenzione è già giunta la rocambolesca nomina ad amministratore unico del dottor Cavallier (dal nostro punto di vista illegittima).
È con questo sguardo attento alle scelte trascorse che possiamo guardare avanti. E per noi il futuro non può essere il mercato o le alleanze tutte finanza, debiti, dividendi e poca partecipazione pubblica tra multiutility lombarde. Il futuro conveniente, trasparente, virtuoso è quello dell'azienda speciale, che fin dai tempi del referendum 2011 rappresenta il nostro obiettivo finale. Lo dimostreremo, ancora una volta, organizzando dibattiti pubblici rivolti alla cittadinanza e iniziative allargate agli amministratori. Gli errori gravi di chi ha gestito le operazioni societarie in questi anni hanno sequestrato il dibattito entro maglie tecniche e alienanti, congelando investimenti e affondando società, ed è bene tornare a parlare di tariffe, qualità del servizio, strategie per il futuro.

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