Ci risiamo. Riecco questa governance di L.R.H. che spadroneggia costruendosi motivazioni e giustificazioni non corrispondenti alla realtà pur non rappresentando i cittadini perché non eletta ma nominata con qualche dubbio di legittimità secondo l’ANAC.

Riprendendo il Comunicato del Comitato Acqua Pubblica e Beni Comuni vorrei evidenziare che tra i possibili responsabili non è stata indicata Lario reti Holding proprio perché non le compete la formazione della tariffa. I responsabili, è stato evidenziato, sono i Sindaci, che hanno espresso parere obbligatorio e vincolante, cioè hanno approvato le tariffe, ed esercitano il “controllo analogo”.

A Lario Reti Holding, gestore del servizio e società ad intero capitale pubblico, si rimprovera la scarsa attenzione e sensibilità nei confronti dei cittadini. Tanto più che l’Autorità approva la tariffa massima lasciando facoltà, all’Ufficio d’Ambito o al gestore di applicarne, una minore. Che il Dott. Canzi non lo sappia?

Le dichiarazioni di Canzi, però, rimettono in gioco LRH e mi costringono ad alcune puntualizzazioni per correggere errori, non so se volontari o meno, ma, comunque molto strani perché espressi da un amministratore che dovrebbe essere più preciso e chiaro quando si rivolge ai cittadini.

È un comune denominatore, non solo per LRH e i suoi amministratori, trincerarsi dietro il paravento delle tariffe determinate “in base alle regole nazionali” (AEEGSI).

Se le “regole nazionali” fissano il consumo per bisogni essenziali per persona cui applicare la tariffa agevolata in 30mc, perché a Lecco vengono applicate su 18mc? Che sia una regola lecchese e non nazionale?

Se un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri afferma che le tariffe devono essere eque, certe, trasparenti e non discriminatorie, perché, in Provincia di Lecco, sono discriminatorie? Nella nostra Provincia è sufficiente essere parte di una famiglia più o meno numerosa per avere un diverso costo del servizio, indipendentemente dai consumi. Questa è una discriminazione!

La discriminazione viola l’art. 3 della Costituzione, scusate se è poco.

Noi del Comitato Acqua Pubblica e Beni Comuni siamo fastidiosi, lo sappiamo, dà sempre fastidio la verità a chi vuole nasconderla. Siamo fastidiosi ma attenti.

Quando Canzi sottolinea che non è sufficientemente chiaro che il prezzo dell’acqua deve coprire i costi per erogarla e per gli investimenti, probabilmente, si rivolge a noi. Stia “sereno” il dott. Canzi, lo sappiamo benissimo. Forse è il Dott. Canzi che non ha ancora sufficientemente chiaro che i quasi 5milioni di utili lordi, realizzati nel 2016 con il servizio idrico, non sono costi e sono un importo molto vicino a quello che abbiamo denunciato come denaro “sottratto” ai cittadini.

Mi fa sorridere la spiegazione e la giustificazione per le tariffe più alte della Lombardia. Se rapportata a Milano il ragionamento del Dott. Canzi ha un fondamento. Dovrebbe però anche spiegare perché in Provincia di Bergamo, ad esempio, che strutturalmente è molto simile alla nostra, la tariffa è di oltre il 20% inferiore.

Irritante la spiegazione degli investimenti finanziati dalla tariffa per 25€ per abitante mentre, secondo Canzi, dovrebbero essere almeno 50€ contro gli € 80 medi italiani. Una spiegazione tecnicamente sbagliata, insignificante e fuorviante.

Per il resto, per questa operazione societaria ne parleremo più avanti dopo i nostri approfondimenti in corso perché, noi del Comitato, siamo abituati a pronunciarci sempre in modo documentato e non fantasioso. A noi certi giochi della politica non interessano, da qualsiasi parte provengano, vogliamo solo informare i cittadini.

Se il TAR confermasse l’inconferibilità per il dott. Cavalier, chi pagherà i danni che ne potrebbero derivare da atti compiuti da chi non ne aveva titolo per compierli? Sempre i cittadini magari con aumenti delle tariffe?

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