Acqua: la gestione pubblica come da referendum esige una società direttamente sotto il controllo dei Comuni. Efficiente e risparmiosa

Abbiamo letto sui media locali i puntuali resoconti delle duplici assemblee di Idrolario e di LRH svoltesi il 2 ottobre. Con soddisfazione registriamo di fatto, grazie al prezioso lavoro congiunto e trasversale di alcuni Comuni, il blocco dell'ipotizzato percorso, purtroppo sinora maggioritario nei sindaci, che ci vede da tempo contrari e proponenti soluzioni molto più congrue e coerenti da vari punti di vista, a partire da quello economico . Infatti sembrerebbe essere meritoriamente saltato l'affidamento diretto "in house" del servizio idrico provinciale alla società Idroservice, costola di LRH. Operazione che, se andasse in porto, avverrebbe in clamoroso difetto di requisiti normativi essendo la stessa società non controllata direttamente dai Comuni, ma da consigli d'amministrazione, peraltro presieduti da amministratori unici , in spregio a precedenti scelte sancite dagli organi competenti in materia idrica.
Detto così, come spesso succede alla maggioranza dei cittadini non adeguatamente informati , si correrebbe il rischio di non farne emergere la sostanza e la vera posta in gioco.
In gioco c'è infatti il pieno rispetto della volontà popolare espressa dall'esito referendario del 2011 che inequivocabilmente ha sancito che " l'Acqua deve stare fuori dal mercato e che i profitti devono stare fuori dall'Acqua".
Per questo noi del Comitato siamo da sempre per una gestione esclusivamente pubblica dell'Acqua ( ma anche dei cosiddetti Beni Comuni Primari) partecipata direttamente dai Comuni, ma altrettanto da sempre sosteniamo che essa debba essere improntata ad efficienza, efficacia ed economicità.
Quello che purtroppo invece abbiamo dovuto costatare, progressivamente scavando nella gestione idrica nella nostra Provincia, è che il "blocco di potere" che di fatto ha "tele diretto" la strategia e gli atti operativi del locale sistema idrico apicalmente presieduto dalla dirigenza di LRH ( gruppo formalmente "pubblico" ) e dei suoi referenti politici, ha concretizzato negli anni una serie di scelte che poco hanno a che vedere con una congrua e risparmiosa funzione di un servizio pubblico alla collettività, tra l'altro con annesse incongrue lievitazioni delle tariffe.
E' per questo che, con ben presente l'assoluta necessità di mantenere in esclusive e dirette mani pubbliche intercomunali l'intero settore idrico, abbiamo ritenuto nostro dovere di Cittadini presentare un esposto alla Corte dei Conti, l'unica per competenza in grado di verificarne l'operato amministrativo.
Infatti per noi, come per altri Cittadini il "pubblico" quando non funziona, soprattutto in materia di Beni Comuni Primari, va migliorato e non "svenduto" a privati o assoggettato alle logiche di mercato. La peculiare ed indispensabile funzione sociale dei servizi sottesi a diritti/doveri essenziali non può essere gestita secondo le logiche di mercato, per loro natura orientate, comprensibilmente in altri settori a loro congeniali, prioritariamente al profitto.

Con uno slogan si potrebbe dire che per l'Acqua e la sua corretta gestione, noi tutti dobbiamo rimanere cittadini portatori di diritti/doveri e non clienti.
Come riteniamo che la linea politica, evidente nel nostro Paese, di continue e sempre più grandi e centralizzate aggregazioni societarie , assoggettate a consigli d'amministrazione sempre più orientati alla commercializzazione e finanziarizzazione dei servizi, allontanandola sempre più dal controllo locale, di fatto stia espropriando Comuni e Cittadini delle loro funzioni essenziali, intaccando così, spesso in modo astutamente quanto ideologicamente mascherato da presunta efficienza, il patrimonio reale di Democrazia Partecipata e quindi dei diritti di base.
Ecco perché apprezzando la decisa opera del gruppo di Comuni che doverosamente si sta battendo a livello locale per opporsi a questa più o meno strisciante ed incongrua strategia, continuiamo ad indicare come fine ultimo delle scelte gestionali in tema idrico il modello di un ente di diritto pubblico consortile, che preveda anche organismi di partecipazione diretta dei cittadini.
Che dire infine dei comportamenti "trasformistici", non da ora e con vari soggetti interessati, di alcuni esponenti del mondo politico ed istituzionale locale, registrati anche nel corso delle citate assemblee : riteniamo che possano essere ben evidenti all'opinione pubblica che ne saprà trarre motivate conseguenze. Come parimenti riteniamo che gli stessi Cittadini sappiano ben comprendere anacronistici "calcoli" partitici che considerassero alla stregua di puro oggetto di diatriba politica la delicatissima questione dell'Acqua e dei Beni Comuni Primari.
A tutti far invece la propria parte, nell'esclusivo interesse collettivo !

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