Un ringraziamento alla stampa che, per fortuna, ci informa di che cosa e come i nostri Sindaci dispongono dei Beni Comuni. Ieri, proprio da un articolo stampa, siamo venuti a conoscenza che i nostri “soldi”, quelli di Acel Service, per capirci, saranno destinati ad essere distribuiti, come dividendi, a LRH e, nei tre anni successivi ridistribuiti ai Comuni soci.
Non siamo pregiudizialmente contrari a tutto, come qualcuno afferma. Le nostre posizioni sono frutto di approfondimenti di merito e di metodo che riteniamo doveroso perché rappresentano il modo di controllo del perseguimento delle funzioni istituzionali, dell'utilizzo delle risorse pubbliche e della partecipazione al dibattito pubblico, che le leggi prevedono e promuovono come diritto e dovere dei cittadini anche se, qualcuno, sembra volerlo impedire.
Se la stampa afferma che “L’assemblea dei sindaci ha deliberato ad ampia maggioranza il destino degli utili che Acel e Lario Reti Gas covavano al caldo da diversi anni”, ci sarà pure una ragione. Se, però, non risultano assemblee di LRH dal 15 gennaio e la convocazione della stessa non aveva all’ordine del giorno la distribuzione di dividendi, come ha fatto l’assemblea a deliberare ad ampia maggioranza?
Sono i misteri che, ormai da diversi anni, aleggiano attorno a queste società a maggioranza pubblica che stanno diventando private perché tali sono le società quotate. Ma anche il privato è soggetto alle regole assembleari fissate dal codice civile e regolate dagli statuti.
Le assemblee, se non totalitarie, ossia partecipate da tutti i soci, possono deliberare solo sugli argomenti posti all’ordine del giorno nell’avviso di convocazione. Nell’assemblea del 15 gennaio, la distribuzione dei dividendi non era all’ordine del giorno e i Comuni presenti erano 51 su 86 rappresentanti l’82,20% del capitale sociale che, però, non è il 100%. Quindi non poteva deliberare relativamente ad eventuali dividendi.
Se un’assemblea non è legittimata a deliberare, chi ha deciso per tutti? I soliti pochi Comuni che rappresentano la maggioranza del capitale sociale? Dove, quando, come?
Le perplessità sono parecchie e, quindi, ritenendo nostro dovere partecipare al dibattito pubblico, facciamo i dovuti approfondimenti. Sorpresa delle sorprese.
Troviamo un’email, inviata i giorni scorsi ai Comuni, non sappiamo se a tutti, e, probabilmente, anche alla stampa, considerato che il contenuto dell’articolo stampa è molto simile a quello dell’email, dal direttore generale di LRH, dott. Vincenzo Lombardo, che illustra le modalità di distribuzione del dividendo attenendosi “all’indirizzo ricevuto nella scorsa assemblea del 15 gennaio”, precisando che gli importi indicati comprendono anche l’utile dell’esercizio 2017.
Ma chi è il direttore generale? È un suo compito proporre un dividendo o è il compito del Consiglio di Amministrazione, espresso nel corso di una specifica riunione dello stesso che prevede l’approvazione del bilancio e la destinazione degli utili da sottoporre ai soci? Si propone la distribuzione dell’utile 2017 ai soci senza averlo determinato? Si delibera un atto di indirizzo senza averlo indicato nella convocazione di assemblea e senza che la stessa fosse totalitaria? Si sottolinea che il progetto di fusione e la relativa documentazione escludono la distribuzione dell’utile di esercizio 2017.
Non siamo contrari a tutto per partito preso, siamo contrari al mancato rispetto delle regole (leggi).
Sono state scelte le società di diritto privato per la gestione dei servizi pubblici? Si devono rispettare le regole del codice civile; le società a maggioranza pubblica e i Comuni non ne sono esentati.
9 Comuni, dei 51 presenti, si sono espressi in modo contrario o si sono astenuti, 35 erano assenti eppure si adotta l’atto di indirizzo come se l’assemblea fosse stata totalitaria. Abbiamo narrato i fatti, le conclusioni le lasciamo agli altri, in particolare ai Comuni che devono sempre subire le decisioni di qualcun altro.
Nel merito le nostre perplessità sono quelle di considerare, nonostante il ruolo istituzionale e non economico dei Comuni, prevalente il capitale rispetto al territorio e al bisogno di servizi anche strutturali.
Non è un caso che i Comuni comaschi, completamente estranei al nostro territorio, beneficeranno di quasi un milione di euro prodotti con le tariffe applicate ai cittadini lecchesi. È la logica del capitale.
Noi siamo contrari a qualsiasi forma di utile economico realizzato nell’ambito della gestione di servizi pubblici, tutti essenziali alla vita umana, pur con intensità diverse, ed in particolare ai dividendi distribuiti ai Comuni per mere questioni di bilancio. Qualora l’utile fosse inevitabile, come nel caso della gestione dell’energia e del gas, vorremmo che lo stesso ritornasse ai cittadini attraverso una riduzione delle tariffe per le fasce di cittadini più deboli o interventi strutturali a servizio della comunità indipendentemente della quota di capitale detenuta da ogni singolo Comune. Sono gli utenti, i cittadini, che producono gli utili, non il capitale.
La partecipazione al capitale di LRH è composta da 14 Comuni, 127.428 abitanti, che detengono il 72,0%, 55 Comuni, 184.055 abitanti, il 22,6%, di cui la sola Merate il 2,95%, 19 Comuni, 27.845 abitanti, non sono soci e %, il 5,3% è detenuto dai Comuni comaschi. I dividendi saranno distribuiti sulla base delle percentuali indicate. Un esempio illuminante. Dorio, 330 abitanti, percepirà un dividendo di € 90.576, € 274 per abitante, mentre Casatenovo, di € 12.939, € 1,00 per abitante.
A voi sembra equo, rappresentativo della comunità provinciale e corretto? A noi NO! È l’effetto della supremazia del capitale sulla socialità dei servizi.
L’aggregazione societaria tanto decantata peggiorerà l’attuale situazione. Per questo siamo contro!

abita antifascista