Il Consiglio comunale di Lecco ha superato se stesso, coniando l'inedita "fusione alla cieca". Quanto accaduto lunedì 26 febbraio in relazione al progetto di aggregazione societaria a trazione A2a delle partecipate di gas ed energia di Como, Monza, Varese, Sondrio e Lecco, merita d'esser ricordato come un passaggio amministrativo storico.
Prima di tutto i consiglieri comunali sono stati sottoposti al ricatto di un illegittimo "impegno alla riservatezza" sulle carte della durata di tre anni. Se vuoi sapere garantisci il silenzio. E nonostante la sonora bocciatura della Consob e della stessa Prefettura di Lecco, la presidenza del Consiglio -con il sostegno del Segretario comunale- è andata avanti come se nulla fosse. E come se nulla fosse si è votato al buio, con appena 12 consiglieri su 32 che hanno accettato il ricatto e avuto (forse) le carte ripulite dagli omissis. Le avranno lette? Nessuno dei dodici privilegiati -questi sì- ha espresso un parere, una valutazione, anche in termini positivi, nel merito. Nessun dato, nessun indicatore, nulla. Nessuna risposta alle nostre perplessità circostanziate: sul valore degli asset in gioco, sui settori oggetto della fusione, sul controllo del pubblico e i rapporti con l'azionista A2a. Tutti hanno rinviato al parere dell’esperto nominato dal Tribunale di Monza, che quello stesso giorno firmava il documento riconoscendo di non aver "svolto verifiche" sulle carte trasmesse dalle stesse società.
Il silenzio tombale della maggioranza a Lecco è la dimostrazione che la riservatezza non serviva tanto a custodire (inesistenti) informazioni privilegiate quanto a evitare che le debolezze dell'operazione venissero a galla. A contare i fedelissimi e ad escludere i cittadini. L'unica ossessione dei favorevoli all'operazione è stata quella di tranquillizzare tutti sugli "utili" futuri. Come se il pubblico fosse un amministratore delegato qualunque che deve dispensare parole di conforto agli azionisti. La finanza è entrata in municipio dalla porta principale, con buona pace del referendum del giugno 2011 e del principio che i servizi pubblici devono rimanere lontani dagli approcci di Borsa.
Non ci stiamo. E non molliamo. Come comitati porteremo avanti le necessarie azioni, politiche e legali, per tutelare il territorio e i servizi pubblici interessati. E lo faremo con la trasparenza che il ceto politico, fan della "fusione alla cieca", tanto ha dimostrato di disprezzare.
Altri comuni, svincolati dal capoluogo o dal partito, hanno rinviato i consigli comunali convocati, per approfondire la questione riservatezza o per non aver ottenuto il parere favorevole dei revisori, qualcuno, come Dolzago, ha bocciato all’unanimità il progetto. Non sono solo i consiglieri di minoranza di Lecco o quegli “scocciatori” dei Comitati ad opporsi, il dubbio comincia ad insinuarsi anche agli amministratori che, correttamente, vogliono adempiere al mandato loro conferito dai cittadini.

abita antifascista