Lunedì, 15 gennaio, è convocata un’assemblea di LRH per deliberare l’atto di indirizzo, ossia il mandato al C.d.A. della società a proseguire con la fusione in ACSM-AGAM di Lario Reti Gas e Acel Service.
Gli amministratori delle società coinvolte, Acel Service e Lario Reti Gas, continuano, comunque, con la predisposizione del “progetto di fusione”, senza attendere l’esito dell’assemblea di LRH, considerato che la tappa successiva è prevista per il 31.01.2018 con l’approvazione dello stesso. Non è tecnicamente, e fisicamente, possibile che il “progetto di fusione”, e relativi allegati, venga predisposto in 15 giorni.
Quindi gli amministratori di LRH convocano l’assemblea per avere il mandato a proseguire ma, nel frattempo, continuano imperterriti, nella realizzazione del progetto, iniziata nell’aprile 2017, ovviamente spendendo denaro pubblico per i costi dell’operazione che saranno notevoli. Si vocifera di 1,5milioni di €uro solo per PWhC e mancano gli altri Advisor e gli esperti nominati dal Tribunale.
Chissà perché anche questa informazione non è stata data ai Comuni? Forse perché sono troppi e non si voleva spaventare? Si poteva usarli per le promesse “Smart-city” senza bisogno di ACSM-AGAM.
Chissà perché proseguono anche senza l’autorizzazione dell’assemblea di LRH? Forse sanno già di disporre della maggioranza con alcuni Comuni, 3 o 4 su 86 potrebbero rappresentare la maggioranza dei presenti. Gli altri Comuni sono solo comparse?
Ho richiesto documentazione ed informazioni alle società lecchesi coinvolte, con riferimento alla normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione, e, tra le “non risposte”, mi è stato scritto che le società non dispongono di alcuna documentazione in quanto l’operazione è gestita da LRH. [link]. Sono allibito.
La legge dispone che il progetto di fusione venga predisposto dagli amministratori delle società convolte, depositato presso il Registro delle Imprese e, dopo almeno 30gg, approvato dall’assemblea dei soci. A Lecco la legge la facciamo in casa, è ormai un’abitudine. Che sia nata la Repubblica Lecchese e non ce ne siamo accorti?
A Lecco il socio predispone il Progetto di fusione, lo consegna alle società coinvolte che lo approvano e lo depositano al Registro delle Imprese. È legittimo? Credo che, se non conforme alla legge, non lo sia.
È, comunque, un problema degli amministratori delle società coinvolte perché la responsabilità resta comunque a loro carico. È un paradosso. Supponiamo che qualche Comune imputi agli amministratori di LRH un’informazione carente nel corso dell’assemblea del 15.01, cosa potrebbe accadere? Gli amministratori di LRH potrebbero imputare l’omissione agli amministratori delle società coinvolte che formalmente sono gli estensori del Progetto.
Per riprendere uno degli aspetti “caldi” della vicenda. Gli amministratori delle società coinvolte, formali estensori del progetto, dovrebbero spiegare come possono dare esecuzione alla promessa di distribuzione di dividendi, pari alle disponibilità finanziare delle società, se il progetto di fusione sarà approvato entro la fine di gennaio. Non c’è nemmeno il tempo per la convocazione dell’assemblea. La situazione di riferimento, peraltro, sulla quale fissare i rapporti di cambio sarà antecedente il 31.01.2018. Rispetto ai “bilanci” in base ai quali sarà fissato il rapporto di cambio, le variazioni possono essere solo quelle dipendenti dalla normale gestione. Un dividendo, che riduce le riserve ed in conseguenza il Patrimonio Netto, non è normale gestione. Di chi sarà la responsabilità? Di chi l’ha promesso o di chi, formalmente, ha redatto il Progetto di Fusione?
Dopo il deposito del Progetto di Fusione, i Comuni, che devono approvarlo prima dell’assemblea delle società coinvolte, potranno portare delle modifiche? No, perché il Progetto di Fusione avrà parti comuni con i Progetti delle altre società partecipanti alla fusione e dovrà essere approvato come predisposto, per non fare decadere tutta l’operazione, o non approvato.
Per concludere ritengo necessario sottolineare che il “tesoretto” non è quello indicato perché devono essere aggiunti anche gli utili maturati sino ad oggi che non sono pochi.

abita antifascista